" La mia lotta al cancro tra eccellenze mediche e un'inefficiente sanità pugliese"

BARI- La storia di Gabriella B. è la storia di tante altre donne a cui è stato diagnosticato un cancro al seno. In lei, particolarmente dotata di forza e coraggio, è scattata la voglia di raccontare la sua esperienza in un ospedale barese, il San Paolo, dove a fronte di tante eccellenze in campo medico ci si imbatte anche, come in tanti altri ospedali della Puglia, nei vizi e disservizi del più complesso “sistema sanità pugliese”.

Gabriella diventerà per il nostro giornale la bandiera della lotta alla malasanità affinché, a tutte le donne che lottano con questa malattia, vengano assicurati cura, assistenza,efficienza e tempestività. Quello che chiediamo è semplicemente il “ diritto alla salute” non come slogan politico mediaticamente efficace nella campagne elettorali  ma come pratica di civiltà e di buon governo.

Di seguito la lettera che Gabriella B. ci ha scritto e che abbiamo deciso di pubblicare nella speranza che arrivi sulle scrivanie giuste e che tocchi, soprattutto, le coscienze di chi ci governa, in Puglia come a Roma.

 

 

" Caro direttore,

scrivo perché desidero gridare qualcosa che non può restare ancora taciuta nella nostra città (Bari). Mi ci sono imbattuta per caso, lungo il difficile percorso di una battaglia contro un cancro al seno, scoprendo invece che, da anni e con tutte le nostre amministrazioni, sia di destra prima che di sinistra adesso, molte cose restano soffocate nelle beghe politiche e nelle varie tasche che devono riempirsi  a scapito di bravi medici e malcapitati malati.

Nel giro di 5 mesi senza conoscenze personali, presso l’Ospedale San Paolo di Bari, sono stata assistita e guidata in una migrazione tra i vari reparti inerenti il mio problema, incontrando di volta in volta, devo dirlo in una parola per tutti l’ECCELLENZA. Grande professionalità e disponibilità del personale medico, dal senologo Dr.De Serio della equipe della D.ssa Ancona, alla chirurgia senologica del Prof. Rinaldi e Dr. Custodero, alla chirurgia plastica del Prof. Minervini e Dr. Perchinunno e D.ssa Angelini. Ultimi solo in elenco, ma importantissimi, gli anestesisti che mi hanno seguita nei due interventi, le D.sse Marrella e Rosanna Campanile, e l’oncologo Prof.Marzano a chiudere il cerchio.

Il mio grido di rabbia viene da paziente che a fronte di questo “giro di giostra”, ad altissimo livello, ha visto con i suoi occhi vanificare il lavoro di questi professionisti per le condizioni dei reparti, lo scarso numero di infermieri a disposizione, i pochi posti letto disponibili per gli interventi, perché il numero degli infermieri previsti per ben 4 chirurgie attaccate è troppo basso per far fronte alle incessanti richieste di circa 40 malati continuamente in urgenza perché si avvicendano interventi con degenze medie di 5gg. E dunque Tonia, Angelo, Carmela, Sara, Eugenia, Angelica, Angela, Ilir, Michele, solo per dare voce e nome a infermieri ed ausiliari che mi hanno accompagnata in questo viaggio, spesso dimenticati, visti sempre come scansafatiche o inetti solo perché essendo in pochi non ce la fanno a fare tutto e dopo anni di questi ritmi hanno forse anche dimenticato la loro originaria missione. Però se uno non lo scopre, come ho fatto io, stando parecchi giorni e a distanza di pochi mesi nello stesso ospedale, vede solo una flebo che non viene controllata in tempo, un pavimento non sempre lucidato perfettamente, un chiassoso corridoio che sembra un mercato, un ritardo nel rispondere alla chiamata dalla stanza e via di seguito.

Bene, è assurdo che per avere più letti di degenza questi chirurghi devono avere santi in paradiso benevoli, nonostante siano già stanziati i soldi per reparti dignitosi, con più letti e con adeguato numero di personale infermieristico. E’assurdo che tutto sia fermo da anni nel susseguirsi delle amministrazioni ora di destra ora di sinistra, e che questi professionisti lavorino SENZA ESISTERE né nelle contabilità regionali, né nella fiducia dei cittadini che vanno fuori ad operarsi fidandosi di più accreditati nomi e ospedali del nord, che regioni più virtuose della nostra sanno esaltare, garantendosi anche le entrate che la nostra regione poi invece paga per quei malati.

Ma allora dove sono quelli che devono decidere l’erogazione di fondi già stanziati? Stanno forse aspettando perché non si trovano d’accordo su chi mangia e quanto? E con quale faccia gli amministratori che si sono avvicendati riescono ad organizzare eventi pubblici quando servono i soldi per cose importanti come la sanità?

Mi direte:” Ehi bella,  arrivi tu!”. Certo, vorrei almeno cominciare a provarci, per i malati che come me ci sono già passati e per quelli che passeranno, ho con me la voce di altre degenti pronte a parlare se serve, che hanno verificato le stesse cose, solo che troppo spesso un paziente desidera solo andar via dall’ospedale e se possibile non vederlo mai più, ma la verità è che può capitare ancora, può capitare a nostro figlio, madre, fratello, e non è  giusto che i nostri medici ed operatori vengano dimenticati nel troppo facile luogo comune che al Sud non si lavora come al nord.

NON E’ VERO. Anzi, a Milano una mia amica per non aspettare 4 mesi di lista d’attesa ha fatto il mio stesso intervento a pagamento, io dopo 1 mese ero sotto i ferri senza raccomandazioni, e nelle mani di uomini con passione, e che di essere chiamati Prof, in questo clima, forse non gli importa più e che leggendomi l’ansia negli occhi non mi hanno detto che se pagavo 25mila euro mi operavano l’indomani.

Dunque BASTA a rendere inevitabile la migrazione dei pazienti in altre regioni per cui poi la nostra (cioè NOI) comunque paga continuando a indebitarsi.

BASTA a non valorizzare e promuovere l’eccellenza dei nostri medici, i quali, numeri alla mano che nessuno si degna di leggere, effettuano nei disagi, il maggior numero di interventi l’anno, numero che potrebbe aumentare se solo si potesse avere un giorno in più di sala operatoria, dei letti in più, dei reparti adeguati per non dover ridurre all’osso le degenze per consentire a chi è in lista di operarsi, del personale adeguato in termini numerici e qualitativi potendo, allora sì, richiedere anche a loro almeno di non chiamarsi da un capo all’altro del corridoio alle 6 di mattina!

Un semplice numero di cui nessuno parla, a Milano lo avrebbero già fatto:

il Prof. Rinaldi primario di chirurgia senologica, effettua ben 700 interventi l’anno al seno, ai quali seguono per protocollo, se necessarie, le ricostruzioni plastiche del Prof. Minervini, con pochi letti, 2 sole giornate di sala operatoria a settimana, in un reparto in condominio con altre 3 chirurgie che, tranne quella plastica, non hanno nessun legame con loro se non 3 turni di 4 infermieri per tutte le 4 chirurgie. Basterebbe un’altra sola giornata settimanale, con adeguamento ovviamente del reparto nel suo insieme per poter raggiungere almeno i 1000 interventi l’anno, consentendo a 300 donne l’anno in più (solo al San Paolo) di non perdere tempo prezioso, o anche solo consentire degenze più lunghe se necessarie, senza che vada a scapito di chi aspetta nell’ansia, e tutto questo nonostante nello stesso ospedale ci siano grandi spazi liberi inutilizzati.

BASTA! con il luogo comune che l’ospedale San Paolo di Bari è un coacervo di cafoni solo perché edificato in un quartiere di edilizia popolare, e dunque poco accreditato quando è invece ricco di professionisti che si dedicano seriamente e bene al loro ruolo.

BASTA! a lasciare che anche questi professionisti migrino perché avviliti e mortificati da un’amministrazione ferma ormai da troppo tempo che non consente crescita né gratificazione, e per i quali l’unica soddisfazione rimane forse lo sguardo grato di una paziente che si sente riportata miracolosamente alla vita.

BASTA con la politica che sfugge alle proprie responsabilità, chi sparando le ultime senili cartucce sessuali e chi “opinionando” per talk show senza risolvere nulla, tutti in un unanime coro di scarsa aderenza alla realtà. Cosa hanno da rispondere i nostri amministratori degli ultimi 10 anni? Tanto se il cancro viene ad un loro intimo lo portano a Milano e…noi paghiamo 2 volte!

Per i malati di cancro il tempo è prezioso, aumentare le possibilità di fare tutto nel più breve tempo possibile è un imperativo morale di tutti. Non tessere le lodi degli elementi validi che abbiamo in Puglia è come denigrare noi stessi. GRAZIE dunque a tutti quelli che continuano a lavorare per passione prima di tutto, ai ragazzi che nel precariato svolgono la ricerca, grazie a chi non specula come al nord sull’ansia del malato, grazie perché a loro dobbiamo moltissimo tutti".

Gabriella B.

www.liradeltacco.it
Scritto da Lia Mintrone

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